IL CARRACCI PERDUTO

E se un dipinto dato per perduto da quasi trecento anni, di una delle più prestigiose firme della città di Bologna, fosse in realtà sempre stato sotto i nostri occhi,  solo in attesa di essere riconosciuto?
E’ quello che è accaduto a “Enea in fuga da Troia”, un dipinto di Ludovico Carracci che dopo essere stato dato per disperso o distrutto nel corso degli anni, è stato ritrovato a Bologna in Palazzo Ratta.

 

Italia, 2012, HD - 52 mins.

genere
Arte e Cultura

regia
Andrea Dalpian

autore
Andrea Dalpian e Tommaso Mozzati

prodotto da
POPCult
in collaborazione con
Emilia-Romagna Film Commission
e la partecipazione di
Asp - Irides
Archiginnasio Bologna
Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna
Grand Hotel Majestic "Già Baglioni"

distribuito da
Windrose

>>>>TRAILER>>>>>

Il dipinto che raffigura Enea con la famiglia in fuga da Troia, è sempre rimasto nel palazzo, esattamente dove doveva essere.
L'opera era esposta in quella che oggi è la sede di Irides (azienda pubblica di servizi) ma, pur essendo visibile a tutti, non era mai stato degnato d'attenzione.
Il dipinto risultava, essere stato dipinto per quella residenza nobiliare, nell'edificio già nella letteratura artistica e nelle cronache del '600 e del '700. Tuttavia le successive ristrutturazioni hanno modificato completamente l'assetto del palazzo, nascondendo alla vista dei più anche il grande affresco.
L'opera viene così data per dispersa fra l'Otto e il Novecento: opinione confermata anche nella monografia dedicata nel 1939 a Ludovico Carracci di Heinrich Bodmer.

Tutto questo fino a quando un giovane studioso, Tommaso Mozzati, ricercatore all'Università di Perugia e già impegnato in un più ampio studio sulla collezione della famiglia Ratta, comincia a cercare e a trovare riscontri a una sua intuizione e cioè che l'affresco non si sia in realtà mai mosso dalla sua posizione originaria.
Occorre però supportare la scoperta con ulteriori documenti, testimonianze che siano sopravvissute a quattro secoli di storia bolognese, muoversi attraverso le trasformazioni di un palazzo e di una città intera.

Il documentario vuole inseguire questi due fili conduttori. La rocambolesca quanto ironica storia di un dipinto che ha visto passare davanti a sé secoli di storia bolognese e quella altrettanto affascinante di uno studioso che, come un investigatore, ne insegue le tracce a distanza di secoli attraverso archivi, antichi libri e biblioteche.
In questo modo verrà alla luce anche il lato più intimo e nascosto della figura dello studioso d'arte, un mestiere spesso solitario e fatto di dedizione, pazienza e perseveranza, nel quale i risultati possono arrivare anche dopo anni di ricerche.
Sarà un'occasione per poter far riavvicinare o addirittura rivelare, alcuni dei luoghi più suggestivi della città di Bologna agli spettatori. Un patrimonio artistico non inaccessibile ma spesso trascurato se non dimenticato anche dagli abitanti della città stessa. Un modo per riscoprire tesori del nostro territorio unanimemente riconosciuti come capolavori in tutto il mondo ma che troppo spesso, come capita quando le cose si hanno sotto il naso tutto il giorno, ci dimentichiamo di ricordare, pubblicizzare, valorizzare.

NOTE DI REGIA

Sono due storie particolari quelle di questo documentario.
Due storie talmente semplici che a prima vista potrebbero sembrare simili ad altre. Ma se ci si sofferma un attimo, ci si rende conto che queste due storie hanno da dire molto più di quello che sembra, ci si rende conto che non hanno svelato tutti i loro segreti.
Una parla di una figura che tutti conosciamo, lo studioso d'arte, che siamo abituati a trovarci di fronte per aiutarci a comprendere e leggere le opere.
Normalmente, nessuno si accorge che lo studioso omette un dato fondamentale e cioè come è arrivato a determinate conclusioni, in pratica come studia.


Quali sono i percorsi, i trucchi del mestiere? Quanto tempo e dedizione richiede la ricerca su di un autore o su di un opera?
Si vuole mostrare quanto una scoperta apparentemente semplicissima, possa essere difficoltosa, tanto da necessitare quasi 300 anni.
E' proprio di fronte all'ovvietà, alla capacità di guardare con occhi diversi la realtà che abbiamo di fronte, che entra in gioco il tortuoso percorso del ricercatore. Ripercorreremo assieme a Tommaso tutte le tappe, le intuizioni, che lo hanno prima fatto partire quasi casualmente per poi trovare il Carracci perduto.


L'altra è quella di un dipinto del '500, raccontato nei libri del tempo e poi misteriosamente scomparso che, con la semplicità degna di un film giallo, si scopre essere sempre stato dove doveva essere e soprattutto, davanti agli occhi di tutti.
In quale contesto è nato questo dipinto? Chi era il suo creatore e che mondo viveva? Gran parte della città dei Carracci è ancora esistente, vive un tempo diverso e forse inadatto alle sue costruzioni. Le sue pesanti architetture medievali, lanciate il più possibile verso il cielo possono, se anche noi sapremo trovare il giusto sguardo, raccontarci molto di quel tempo e di questi personaggi.
Scorrendo attraverso le ambientazioni originali, riscopriremo le atmosfere del tempo, aiutati dalle parole dei pittori stessi tratte dalle loro lettere, nelle quali discutevano della città e della pittura e anche attraverso gli storici del tempo, che documentavano quali incredibili anni fossero quelli alla fine del secolo sedicesimo.

Il documentario vuole raccontare una scoperta e un'opera tramite due racconti paralleli, che con il proseguire della storia convergeranno fino a congiungersi.
La seconda chiave narrativa metterà in rapporto l'oggi attraverso la figura dello studioso, del ricercatore. Nel suo percorso attraverso antichi manoscritti, biblioteche sarà in grado di passarci le nozioni necessarie per la comprensione del processo artistico del tempo e attraverso l'interpretazione non solo dei soggetti raffigurati ma degli elementi fisici alla base delle opere (materie prime, tecniche del tempo, stile della pennellata)

 

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